La Violetta di Parma

Aggiornato il: 4 giorni fa

Un piccolo fiore diventato leggenda

La storia della Violetta di Parma (Viola odorata pallida plena) è di quelle che assumono le tinte tenui della fiaba.

Per capire le origini di questo prodotto artigianale bisogna andare indietro nel tempo, alla prima metà del 1800, quando Maria Luigia d’Austria, seconda moglie dell’Imperatore Napoleone Bonaparte, divenne Reggente del Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla. La Duchessa seppe conquistare l'affetto, le simpatie e la fiducia dei suoi sudditi governando in pace e prosperità (in memoria della Duchessa tanto amata, ogni anno un mazzetto di Violette viene portato da un gruppo di cittadini di Parma sulla sua tomba nella chiesa dei Cappuccini di Vienna). Da allora, la violetta odorosa, il fiore diletto di cui si circondava, è diventato il simbolo della città, e quasi oggetto di culto. Ancor prima del suo arrivo in Italia, Maria Luigia scriveva dal castello di Schönbrunn alla sua dama d'onore a Parigi: «Vi prego di farmi tenere qualche pianta di Violetta di Parma con la istruzione scritta per piantarle e farle fiorire; io spero che esse germoglieranno bene, poichè io divengo una studiosa di botanica, e sarò contenta di coltivare ancora questo leggiadro piccolo fiore...» E non appena arrivata a Parma, la Duchessa si occupò personalmente della coltivazione delle viole, sia nell'Orto Botanico da lei voluto sia nel giardino della residenza estiva di Colorno. Maria Luigia amò la violetta non solo come colore ma anche come simbolo: in alcune lettere, una viola dipinta sostituisce la sua firma, e viola volle che fossero le divise dei suoi valletti, gli abiti dei cortigiani e i propri mantelli.

È dunque a Maria Luigia ed al suo amore per questo fiore che si deve l'esistenza del profumo Violetta di Parma. Fu lei, infatti, ad incoraggiare e a sostenere le ricerche dei frati del Convento dell'Annunciata che, dopo un lungo e paziente lavoro, riuscirono ad ottenere dalla Viola odorata pallida plena e dalle sue foglie un'essenza del tutto uguale a quella del fiore. I primi flaconi di Violetta di Parma prodotti grazie all’abilità alchemica dei frati erano unicamente destinati all'uso personale di Maria Luigia. Verso il 1870, fu da questi stessi frati che il futuro cavaliere del lavoro Ludovico Borsari ebbe la formula segreta per la preparazione di quel profumo, sempre gelosamente custodita. Egli ebbe per primo la coraggiosa idea di farne una produzione da offrire ad un pubblico più vasto, trasformando la sua iniziativa nella prima grande industria italiana di profumi divenuta nota in tutto il mondo.

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