Le arie più popolari delle opere di Giuseppe Verdi

Aggiornamento: ago 28

Interpretazioni memorabili

Va', pensiero, sull'ali dorate ...

È uno dei cori più noti della storia dell'opera: collocato nella parte terza del Nabucco (1842), rievoca lo struggente lamento del popolo degli Ebrei fatti prigionieri dal re babilonese Nabuccodonosor.

Il valore universale di questo dramma, uno dei titoli più famosi al mondo, è racchiuso nel coro del “Va pensiero” una pagina musicale che nel corso del Risorgimento italiano ebbe anche un forte valore politico, divenendo simbolo di libertà.

Nel giorno del funerale del Maestro Verdi, la gente assiepata ai bordi delle vie di Milano volle rendere omaggio al grande artista intonando proprio il Va', pensiero in una successione di cori spontanei che accompagnarono il passaggio del carro funebre lungo tutto il percorso.

Non potevo tralasciare questa struggente versione del Va', pensiero eseguita dal trombettista Marco Pierobon e dedicata a tutte le vittime del Covid-19 e a tutti gli operatori sanitari che hanno combattuto e continuano a combattere ogni giorno per salvaguardare la salute di tutti noi.

Il video è stato girato il 3 Maggio 2020 nei luoghi simbolo della città di Parma, una tra le più duramente colpite dalla prima ondata della pandemia da Covid-19.

Le immagini si aprono sulla panchina con la celebre statua in bronzo di Giuseppe Verdi che si trova in Piazzale S. Francesco, di fronte alla Casa della Musica, normalmente un vivace crocevia artistico e culturale, mentre in quei giorni del 2020 era uno spazio metafisico avvolto dal silenzio, come lo erano anche Piazza Duomo, il colonnato del Teatro Regio e Piazza Garibaldi. La tromba del maestro Pierobon intona le note del Va', pensiero che sembrano volare tra le strade e le piazze vuote di Parma per raggiungere idealmente i cuori di tutto il pianeta. La potenza espressiva della musica esprime il profondo dolore di un'intera collettività, ma incoraggia anche a reagire alla sofferenza con il suo messaggio di speranza.

Vendetta, tremenda vendetta! ...

Rigoletto è un uomo ingobbito e brutto (infatti è il buffone di corte del Duca di Mantova) ma con una splendida figlia di nome Gilda, orfana di madre. La ragazza viene rapita e sedotta proprio dal duca che ama circondarsi di bellezze femminili e poi abbandonarle al loro destino. L'evento provoca le ire di Rigoletto intenzionato a fare giustizia in prima persona, sostituendosi a Dio. Per vendicare l'oltraggio subito dalla figlia, incarica un sicario di uccidere il suo padrone. Sfortunatamente, per una serie di circostanze, il sicario finisce per assassinare proprio Gilda che inutilmente aveva implorato il padre di dimenticare ogni cosa e abbandonare la sua sete di vendetta.

La donna è mobile ...

Anche questa è un'aria tratta dal Rigoletto: è intonata dal Duca di Mantova nell’ultimo atto dell'opera.

È uno dei brani operistici più popolari, grazie al suo accompagnamento estremamente orecchiabile. La sua impronta quasi triviale riflette sia il luogo, i bassifondi della città di Mantova, sia il contesto della scena. Con superficiale leggerezza, perfettamente incarnata dalla musica, il Duca racconta la sua personale visione di vacuità e imperscrutabilità femminile che è lo specchio della mentalità dominante all'epoca, in cui la donna era vista come piuma al vento, suscettibile di cambiamenti tanto nei pensieri quanto nelle parole al primo mutare dell'umore e del corso degli eventi.

Libiamo ne' lieti calici ...

Questa gioiosa aria a tempo di walzer è tratta da La Traviata, il melodramma ispirato dall'opera teatrale La signora delle camelie di Alexandre Dumas.

La trama racconta di Violetta Valery, una donna di mondo, molto nota nei salotti frivoli e festaioli di Parigi, ma anche molto ammalata di tisi. Durante una di tali feste, dove si brinda alla vita, alla bellezza che fugge e al vino che riscalda l'amore, Violetta conosce Alfredo Germont. Tra i due si accende una travolgente passione che, purtroppo, avrà un mesto destino a causa dell'aggravarsi della malattia che affligge la donna, fino al drammatico epilogo della sua morte.



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