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Palazzo Montassù


L’edificazione originaria di Palazzo Montassù è riconducibile al XII sec. e, verosimilmente, può essere fatta rientrare nella primitiva Fabrica Mater Ecclesiae considerando la vicinanza dell'edificio con i tre monumenti che si affacciano su Piazza Duomo: la Cattedrale, il Battistero e il Palazzo del Vescovo. Un importante elemento topografico è il fatto che l’edificio è situato lungo il percorso di una delle vie d’acqua che all’epoca attraversavano la città di Parma* e che erano funzionali tanto alla vita quotidiana degli abitanti quanto, e soprattutto, agli scambi commerciali del tempo. Tra questi ultimi è da comprendere l’arrivo per via fluviale – attraverso la rete di canalizzazioni risalenti dal fiume Po, e tuttora esistenti – della fornitura del marmo rosa di Verona necessario per i lavori di realizzazione di quella che risulterà una grandiosa opera d’arte di Benedetto Antelami: il Battistero.

Non è nota la tempistica delle successive vicissitudini storiche e le conseguenti trasformazioni morfologiche ed architettoniche del palazzo. Sono tuttavia ben visibili stratificazioni di materiali in sasso e mattone, cioè di tipologie costruttive e finiture che raccontano una storia assai movimentata, con probabili massicce demolizioni e ricostruzioni, fino all’ultimo rilevante intervento databile intorno al 1850.

Benché non classificato tra le dimore nobiliari, il palazzo possiede alcune caratteristiche costruttive (ad es. altezza degli interpiani, volte a crociera, accesso al cortile interno tramite androne carrabile) che possono essere riconducibili ad una sua originaria destinazione d’uso non propriamente popolare.

La più recente opera di restauro conservativo terminata nel 2011 ha saputo coniugare la tutela dei caratteri tipologici e storici dell’edificio con le moderne esigenze abitative, soprattutto in termini di dotazioni impiantistiche il più possibile eco-sostenibili.

*Giuseppe Cocconcelli: “Compendio del corso di tutti i canali, canadelle, condotti e scoli sotterranei della Città di Parma”, 1765. Archivio Storico Comunale di Parma.


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