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Sagre Gastronomiche e Feste Tradizionali

Aggiornamento: 23 nov 2023


Palio delle Contrade di S. Secondo Parmense

1a Settimana di Giugno

Dove: S. Secondo P.se


La manifestazione è la rievocazione che si svolge annualmente nella quale si ripropongono i festeggiamenti avvenuti nel febbraio del 1523, in occasione del matrimonio tra il Marchese Pier Maria de' Rossi e Camilla Gonzaga.

La kermesse che si svolge tra Corteo Storico e Sfilata delle Contrade, Sfilata di Musici e Sbandieratori, banchetti e cene propiziatorie, rievocazione del matrimonio con celebrazione della S. Messa e benedizione dei cavalli sul sagrato della chiesa, culmina con la disputa della Giostra della Quintana e l'assegnazione del Palio di Sancti Secundi .

Tortellate/Rugiada di S. Giovanni

23 Giugno

Dove: Parma e provincia

La sera del 23 Giugno i Parmigiani si ritrovano insieme ad amici e famigliari per gustare i Tortelli d’erbetta e aspettare la “Rozäda 'd San Zvan” ("Rugiada di San Giovanni"). È una notte magica - da vivere rigorosamente all’aperto e in compagnia - che coincide con la festa pagana che celebrava il solstizio d’estate.


La Cena dei Mille

1a Settimana di Settembre

Dove: Parma, Piazza Garibaldi e Strada della Repubblica

Dalla sua prima edizione nel 2018, il centro storico di Parma si trasforma in un suggestivo palcoscenico della cucina gourmet, un vero e proprio grande ristorante sotto le stelle: tra Piazza Garibaldi e Strada della Repubblica viene allestita una elegante tavolata di oltre 400 metri di lunghezza in grado di ospitare mille commensali.

La curatela gastronomica della Cena dei Mille è affidata agli chef di Parma Quality Restaurants (consorzio di ristoratori di città e provincia, espressione dell'alta cucina parmense) coadiuvati ai fornelli da una delegazione di ChefToChef (consorzio dei 50 migliori chef dell’Emilia-Romagna). Di anno in anno, ad impreziosire l'evento sono chiamati i migliori chef di famosi ristoranti stellati presenti in Italia, come Carlo Cracco, Norbert Niederkofler, Chicco Cerea ed Enrico Crippa.

Il successo dell'evento promosso dal Comune di Parma e dalla Fondazione Parma UNESCO City of Gastronomy è il risultato della collaborazione tra Istituzioni, Consorzi di Tutela e le importanti aziende alimentari della Food Valley, oltre ai numerosi sponsor e collaborazioni.

Infine, la Cena dei Mille contribuisce a raccogliere fondi a favore dell’Emporio Solidale Parma, un progetto che da diversi anni rappresenta la risposta della collettività parmense alle famiglie in difficoltà economica.


Palio di Parma

2° weekend di Settembre

Dove: Parma




Il Palio di Parma è una manifestazione che si svolge annualmente nella città di Parma, rievocativa dell'antica "Corsa dello Scarlatto" documentata nella “Cronaca” del 1313 di Giovanni del Giudice il quale parla della « Corsa dello Scarlatto da di fuori della Porta detta Nova alla Piazza Comune » che si teneva il 15 agosto, festività dell’Assunzione di Maria Vergine, a cui è dedicata la Cattedrale cittadina. Sappiamo per certo che il 15 agosto 1314 si corse lo Scarlatto per festeggiare il fidanzamento del Signore di Parma, Giberto da Correggio, con la nobile e virtuosa Engelenda (detta Maddalena) Rossi così da sancire la pacificazione fra le fazioni guelfa e ghibellina.

Nel 1490 la manifestazione cessò ogni attività a causa delle guerre con i francesi, ma è nuovamente attestata nel 1525.

Dagli inizi del XIX secolo non fu più disputata fino al 1978 quando il Palio è stato riorganizzato dal Centro Sportivo Italiano di Parma.

Attualmente, le cinque contrade che si contendono il Palio corrispondono alle cinque "porte" della città:

Porta San Michele: Era la detentrice del color oro, quello che aveva reso Parma famosa e tanto prospera da essere chiamata Crisopoli. Il nome della porta deriva dal patrono della chiesa posta in fondo alla strada Maestra, appunto san Michele Arcangelo, detto dell'Arco perchè con quello avrebbe ucciso il Drago. Così il simbolo della porta divenne il dragone alato che in origine rappresentava il maligno o il male in genere. Male inteso come peccato, ma anche come sofferenza fisica in quanto segno di una maledizione o di una colpa da espiare. così, appena fuori dalle mura, uscendo da Porta S.Michele si incontrava il Lazzaretto o lebbrosario. Era questo uno degli "hospitali della misericordia" ovvero un cronicario per i malati inguaribili o contagiosi, ma dove spesso venivano rinchiuse anche persone... scomode per i familiari. Col tempo il drago cedette le sue attribuzioni peccaminose per assumere quelle di mitologico guardiano e di protettore del rione. Porta S.Michele era il baluardo posto sulla via Emilia a difesa delle scorrerie dei Modenesi che riuscivano a passare gli avamposti sul torrente Enza (la Lenza) ed era abitata da artigiani e mercanti, da nobili famiglie, da banchieri e dai reggitori della città. Situata ad est, lungo la via Emilia, e denominata in un primo momento Porta di S.Cristina (antico nome di via della Repubblica) è tra le porte più antiche a seguire i piani di ampliamento della città dal periodo romano al XIII secolo.

Porta San Barnaba: Gente allegra e facilmente infiammabile riassunta nel colore rosso del vessillo sul quale campeggiano il Sole e il Leone. Tre simboli del coraggio e i Parmigiani dovevano averne per contrastare le bande dei cremonesi e dei Milanesi che spesso si avventuravano verso le zone di transito dei mercanti che arrivavano dalla lontana Venezia o dalla più accessibile Mantova. Verso il fiume Po, allora di primaria importanza per il trasporto delle merci, in special modo per marmi e legname necessari alle costruzioni dei palazzi e delle chiese, si apriva la porta dei parmigiani più battaglieri e facinorosi. Erano spesso soldati di ventura e mercenari che trovavano asilo in una parte della città fitta di borghi stretti e di canali. E' annoverata tra le porte principali che si aprivano nella parte vecchia (a destra del torrente) della città. Probabilmente la sua importanza era maggiore nel periodo longobardo-bizantino quando Brescello, in mano bizantina, poteva minacciare provenienze ostili verso la città.

Porta Nova: In contraddizione col suo nome, è una delle più antiche e venne così chiamata dopo i restauri. Era la porta che si apriva verso le colline, ma soprattutto verso i feudi del Reggiano. Da lì si partiva per arrivare alle terre Matildiche, per fare un esempio. Era la porta più esposta in quanto quella più a sud e per questo venne rafforzata, in seguito, con la costruzione della Cittadella. Gli abitanti della zona erano divisi in tre categorie ben distinte: verso il centro della città i nobili e gli artigiani; a metà contadini e braccianti e infine i più miseri, una sorta di Corte dei Miracoli. Era lo spazio riservato a coloro che, pur non facendo parte della cittadinanza, vi risiedevano per lavorare o per essere protetti da nemici ostili anche a Parma. Gente povera e diseredata, con intere famiglie al seguito, dedite ai lavori più umili e ai confini della legalità. Appena qualche chilometro fuori dalla Porta si notavano degli agglomerati di piccole abitazioni addensarsi attorno ad una chiesa. Era il luogo d'incontro e di rifugio per i fuoriusciti, ossia per ladri e malfattori che erano dovuti scappare dalle ire della città. Naturalmente questo vivacizzava la vita degli abitanti vicino alla cinta muraria. Posta lungo il cardo romano, si apriva verso sud. Benchè la sua menzione risalga solo al 1261, quando venne rifatta in muratura (e perciò denominata Nuova) essa doveva esistere da tempo, avendo, con l'allargamento della città, sostituita la più antica "Porta Pediculosa" con la quale viene identificata.

Porta Santa Croce: Il colore della Porta è il verde, forse più per i campi a pascolo e a risaie che non per la speranza, e l'animale che la distingue è l'aquila. Animale nobilissimo e di grande pregio nell'araldica in quanto rappresenta la virtù e l'intelletto, uniti alla maestosità ed il coraggio. E' anche questo un simbolo che ben si addiceva al carattere degli abitanti dei borghi, uniti fra di loro come in una confraternita. Era la "porta pellegrina" perché da lì entravano i pellegrini romei provenienti da tutta l'Europa. Era ben fortificata perché ad arrivare dalla via Emilia non erano solo i religiosi, ma anche gli incursori provenienti da Piacenza e, soprattutto, dalla vicina città di Borgo San Donnino (l'odierna Fidenza). Appena fuori della Porta si estendevano gli orti che avevano una grandissima importanza nell'economia cittadina. si pensi che l'estensione degli orti era doppia di quella dell'intera città. Naturalmente non si viveva di sola verdura e fra gliabitanti erano molti gli artigiani e i pastori. Gente pacifica, ma con la spada al fianco. Posta sulla Via Emilia a ovest della città ha sempre costituito un punto di accesso pressoché obbligato per chi proveniva da Milano e Piacenza.

Porta San Francesco: Il colore dello stendardo era bianco. In araldica il Bianco (o argento) è uno dei colori nobili ed indica innocenza, purezza, castità, ma anche vecchiaia e morte. Analogamente il giglio raffigurato nello stemma ha significato di santità. L'animale simbolo è il lupo, chiaramente ispirato al miracolo di Gubbio, ma in duplice forma ad indicarne la feroce pericolosità e la mansuetudine fedele verso i meritevoli!

Nel 1230 Parma raggiunse il massimo della sua estensione muraria, infatti le mura viscontee e rinascimentali non fecero altro che insistere sul perimetro fissato in quell'anno. Le porte della città raggiunsero il numero di 17 e fra queste Porta San Francesco costruita nel 1261. La porta prese il nome dall'omonima strada (oggi via Nino Bixio): la tradizione vuole che il Santo sia passato proprio da questa in uno dei suoi tanti viaggi. Sicuramente il nome è dovuto alla presenza dell'Ordine Francescano (tuttora esistente) e di un Oratorio (andato distrutto) dedicato a S. Francesco: testimonianze concrete della devozione popolare al nuovo messaggio del poverello di Assisi.


Gran Galà del Tortél Dóls

2° Weekend di Ottobre

Dove: Colorno

La leggenda fa risalire la nascita del Tortél Dóls all’epoca di Maria Luigia d’Austria, moglie di Napoleone e sovrana del Gran Ducato di Parma e Piacenza. Si narra che, in particolari occasioni e festività, la Duchessa fosse solita offrire un primo piatto dal ripieno agrodolce ai barcaioli (i sabién) al suo servizio lungo le sponde del fiume Po nei pressi di Colorno.

Il momento più importante del GRAN GALÀ è la gara delle Rezdore, dove una giuria altamente qualificata, sceglie e premia il miglior Tortél Dóls dell’anno.


November Porc

Mese di Novembre

Dove: Sissa-Trecasali, Polesine-Zibello, Roccabianca

Tutto cominciò nel settembre 2002, quando di ritorno da un viaggio in terra tedesca il presidente/chef Massimo Spigaroli decise di scommettere su una manifestazione decisamente fuori dagli schemi rispetto a quelle presenti ... “se qui fanno l'October Fest noi faremo il November Porc!”... Così il motto del presidente Spigaroli diventò subito un must per tutti i soggetti coinvolti: si doveva “vendere” la Bassa nel periodo di novembre ... nebbia compresa! Sì, avete capito bene, 'nebbia compresa', cioè non poteva non essere tra gli attori dei festeggiamenti quell'elemento così importante per la realizzazione dei nostri squisiti salumi, l'elemento che dona al paesaggio contorni sfumati in un'atmosfera magica.



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